Omaggio alla (Piazza) Catalugna   
Casualmente leggendo il diario di George Orwell che porta questo titolo mi era  venuto in mente  di accostarlo  alle  foto fatte in  Plaça Catalunya durante i giorni dell’ occupazione da parte degli  indignatos. Chiaramente è un accostamento   letterario.
Molte delle sensazioni che ho percepito durante il tempo trascorso nella piazza in quei giorni  li ho rivissute e ripensate  grazie alla lettura di Orwell.
“Il diario”  descrive la partecipazione  di Orwell  in Catalugna  in favore della Repubblica  e sebbene fosse  giunto lì per scrivere, subito si  arruolò…
català
Homenatge a la Catalunya (plaça)
Casualment llegint el diari de George Orwell que porta aquest títol havia pensat en acostar-lo a les fotos preses durant els dies de l'ocupació pel  indignatos  a  plaça Catalunya. És clar que és només un'accostamento literari.
Moltes de les sensacions que vaig sentir durant el temps de permanència a la plaça en aquests dies vaig tornar a viure i repensar la lectura d'Orwell.
"El Diari", descriu la participació d'Orwell a Catalunya a favor de la  República i encara  que havia vingut a escriure, immediatament es va allistar...
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"Era la fine di dicembre del 1936 [...] Ero arrivato in Spagna con la vaga idea di scrivere articoli per stampa, ma poi mi ero arruolato quasi subito nella milizia, perché in quel momento e in quell'atmosfera sembrava l'unica cosa concepibile da fare. Gli  anarchici mantenevano ancora il virtuale controllo della Catalogna e la rivoluzione era ancora in pieno corso. Qualcuno che fosse stato lì sin dall’inizio forse avrebbe avuto l’impressione già a dicembre e a  gennaio che il periodo  rivoluzionario stesse finendo. Ma se si era appena arrivati () bastava guardarsi attorno a Barcellona per essere sorpresi e soggiogati.
Era la prima volta che mi trovavo in una città dove la classe operaia era saldamente in sella. Praticamente tutti gli edifici, piccoli o grandi che fossero , erano stati occupati dagli operai ed erano pavesati di bandiere rosse o di quelle rosso-nere degli anarchici; su ogni muro c’erano disegnati falci e martelli e le sigle dei partiti rivoluzionari; quasi ogni chiesa era stata saccheggiata e le immagini sacre bruciate ().
Qua e là ogni negozio e ogni caffè aveva un cartello che dichiarava che era stato collettivizzato () camerieri e commessi ti guardavano negli occhi e ti trattavano da pari a pari. Le formule d’indirizzo servili o addirittura cerimoniose erano  scomparse. Nessuno più diceva “Señor” o “Don” e neanche “Usted”; tutti si chiamavano “Compagni” e si davano del tu , si salutavano con “Salud!”

Spero che troviate stimolante l’inserimento, buona lettura e buona visione.       ferdinando vella